Capitolo 3 – EMANAZIONE

ANTEPRIMA DEL CAPITOLO

Durante il corso della ricerca della verità da parte del pensiero, sia la religione, che la filosofia hanno presupposto a fondamento delle questioni che andavano affrontando, un’essenza ad esse intrinseca, cioè un elemento, chiamato dall’una “Dio”, dall’altra “Essere”, rispetto al quale tali cose sarebbero appunto una sua emanazione.

Tutta la ricerca dell’Essere è stata una maledizione per gli umani, si sono dette un sacco di cose intorno ad esso, ma sempre intorno, non è stato possibile coglierlo, si sono messi tutti intorno ad un tavolo a parlarne, ma sempre intorno, non è stato colto l’essere del tavolo in quanto tale perché quando si sono chiesti che cosa fosse esattamente un “tavolo” e fino a che punto si possa dire di star toccando un tavolo, sono sorte delle questioni: se a un tavolo tagliamo due gambe è ancora un tavolo? Forse. E se gliene tagliamo tre? Difficile. E se gliele tagliamo tutte? No. E se lo bruciamo, dato che è un tavolo di legno, fino a che punto del suo ardere può essere considerato un tavolo? Finché la metà non è bruciata? O basta meno della metà per non considerarlo più un tavolo? E poi quale metà, verticale o orizzontale? Dunque a quali condizioni qualcosa può essere considerato esattamente un tavolo? Qual è il vero Essere del tavolo?

La domanda intorno all’Essere non ha mai avuto una risposta soddisfacente semplicemente perché sorge da un equivoco, il tavolo non è “tavolo” perché è qualcosa provvisto di una sua entità propria che lo rende tale, sono io che so che un tavolo è tale perché l’ho imparato combinando tra loro dei dati, la parola “tavolo” è un dato, cioè incomincia a poter essere considerato un qualche cosa nel momento in cui si connette con altri elementi, dunque le cose, il mondo che ci circonda, è fatto di una rete di connessioni che sono linguistiche.

Chiunque, richiamato, o autoproclamatosi a dire come sono le cose, può farlo soltanto partendo dallo stabilire in prima istanza che necessariamente tali cose di cui parla siano in quanto tali al di là di ciò che dice, in forma dunque di un quid autentico, che si dà in modo immediato, ma affermare tutto questo è ingenuamente autocontraddittorio perché, se ci fosse un quid che si dà veramente in modo così immediato come lo si suppone, allora ogni affermazione non farebbe altro che produrre un discorso meno autentico, meno vero, un discorso mediato, non più immediato.

Sicché, la stessa teoria dell’emanazione si pone come qualcosa che si allontana da ciò che la pone, da ciò che la rende tale e la fa esistere. Da questo punto di vista, tutto il discorso occidentale è un discorso prettamente religioso fondato sull’emanazione perché pone a suo fondamento un elemento supposto esistere per sua emanazione propria, un elemento cioè che si considera essere vero per sua virtù propria, indipendentemente dal procedimento con cui si giunge a considerarlo “vero”.

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