In Verità

A quali condizioni si può dire la verità?

Ad una soltanto: sapere a quali condizioni si può.

Prima di tutto occorre sapere di cosa si sta parlando quando si parla di “verità”.

Cos’è la verità?
Per dirlo occorre una definizione e questa occorre che corrisponda alla verità. Però com’è possibile sapere di aver dato una definizione vera, se per farlo occorre già sapere cos’è la verità, ma per saperlo occorre una definizione….?
Occorre un criterio, un criterio in base al quale costruire la definizione di verità. Un criterio, ovviamente, vero, ma per utilizzare un criterio vero, però, occorre anche un altro criterio che dimostri che quel criterio è vero, finendo così risucchiati in quell’abisso senza fondo che gli antichi hanno chiamato regressus ad infinitum e da cui è impossibile poter procedere proprio perché manca la base, il fondamento, il punto di partenza.

Qualcuno allora, a quel punto, ha cominciato a porre degli assiomi, cioè quegli enunciati presi come se fossero veri senza bisogno di essere dimostrati. Naturalmente tutto ciò senza chiedersi minimamente a quali condizioni è possibile fare una cosa del genere, cioè stabilire un assioma. Del resto non avevano motivo di chiederselo, dato che tutto ciò che gli interessava in quel momento era semplicemente poter affermare una verità.

E così si è continuato finché qualcuno non ha cominciato a dire che la verità è sempre relativa, sono molte le persone che ancora vanno in giro ad affermare una cosa del genere e questo ovviamente senza sapere minimamente com’è che lo sanno.

Com’è possibile giungere a sapere cos’è relativo e cosa non lo è, se questo sapere è relativo? Non è qualcosa che si afferma perché la si sa, la si afferma soltanto non sapendo ciò che si sta dicendo.

  • O è possibile distinguere ciò che è relativo da ciò che non lo è, dunque qualcosa non lo è, anche perché altrimenti che significa dire che “qualcosa è relativo”…? Relativo rispetto a che…? Rispetto a quello che si afferma sapendo ciò che si fa….?
  • Oppure occorre necessariamente convenire che il relativo non si può distinguere, e allora come si fa a dire che ciò che si sa è relativo? Lo si dice soltanto non sapendo ciò che si dice.

E’ un ragionamento che gira intorno su stesso quello sulla relativismo, come la maggior parte del resto.

Affinché qualcosa possa essere relativo occorrono delle condizioni, condizioni nient’affatto relative perché, se lo fossero, allora non si saprebbe mai veramente cos’è relativo e cioè le persone non saprebbero mai nulla di ciò che stanno dicendo.

Che è esattamente la stessa cosa che accade a chi afferma che una cosa è vera finché non si trova una prova contraria, chi dice una cosa del genere non sa assolutamente nulla di cosa voglia dire che una cosa è vera. Come fa a sapere che ciò che afferma è vero fino a prova contraria, senza sapere che significa che una cosa è vera? Ha un significato dire che una cosa è vera, oppure no? E se ce l’ha, che cosa significa esattamente? Occorre saperlo perché è questo significato che determinerà come dovrà essere la prova contraria.

Ma allora ogni cosa è vera semplicemente in base a dei criteri di verità stabiliti in precedenza.

Ma quindi, definendo la verità, si definisce qualcosa che esiste già prima della sua definizione, oppure no?

Quando il pensiero comincia a porsi queste domande, comincia ad accorgersi delle condizioni per cui funziona.

Che sì, è possibile costruire tutti i criteri di verità che ci pare, ma nessuno di questi sarà in grado di esibire una necessità, eppure nella maggior parte dei discorsi, questi criteri sono posti in maniera tale per cui dovrebbero dimostrare, nel dirsi, di essere necessari. Ma se ciò che afferma un discorso, è vero soltanto rispetto alle verità che esso stesso stabilisce, allora nessun discorso può dimostrare di essere vero rispetto ad un altro.

Dunque, la maggioranza dei discorsi, da quello più importante a quello più banale, sono soltanto dei giochi arbitrari che non è necessario fare, è tutto assolutamente gratuito, può essere più o meno divertente, ma non è in condizione di rispondere al requisito di necessità.

Per poter esibire un criterio di verità necessario, occorre definirlo prima di tutto in base a ciò che è necessario per la costruzione di un qualunque criterio arbitrario di verità.

Qualunque criterio, per potersi costruire, necessita di una premessa e di passaggi attraverso cui giungere alla conclusione. Necessita di quello che abbiamo chiamato Sistema Inferenziale e che è una procedura linguistica.

L’unico criterio che può dimostrare di essere necessario, è che il linguaggio è l’unico criterio necessario.

Chiedersi che cos’è vero, significa prima di tutto chiedersi a quali condizioni posso dire ciò che dico, o posso pensare ciò che penso e a quali invece non posso farlo.

L’unica condizione è che vi sia la parola e allora se si vuol conoscere davvero come funziona la verità, occorre conoscere come funziona la parola, ma non, lo ribadisco, la sola verbalizzazione, non è questione di grammatica.

Conoscere come funziona la parola significa come funziona questa struttura che esiste attraverso criteri che non sono stati stabiliti, non sono stati scelti, non sono nemmeno stati cercati, o richiesti. Criteri che tuttavia risultano necessari, necessari proprio per poter considerare un criterio come tale.