Capitolo 5 – MANCANZA

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Gli umani sono continuamente alla ricerca di qualcosa che migliori la propria esistenza, anche se il più delle volte non sanno neppure che cosa sia quel che stanno cercando esattamente, come dire che sono consapevoli di una mancanza, ma non sono consapevoli di cosa siano mancanti e allora credono che una volta trovata lo sapranno, ma è un ragionamento molto ingenuo e sgangherato perché finché non so esattamente cosa sto cercando, non posso sapere di averlo trovato, l’unica cosa che, trovandola, ci si può accorgere che mancava, è proprio la consapevolezza.

Gli umani si sentono sempre mancanti, sempre in cerca del “padre”, o della “madre”, a seconda della religione, avvertono che qualcosa non è lì dove ci si aspetterebbe che fosse. ciascuno si sente solo e abbandonato con i propri pensieri e questo comporta una notevole quantità di difficoltà, allora ecco che si cerca qualcuno, o qualcosa, a cui appoggiarsi, qualcosa che svii dal proprio pensiero e c’è sempre questa attesa di qualcosa che intervenga a cui poterlo appoggiare e che è, in genere, il motivo per cui ci si innamora di qualcuno. Certo, poi non è che se invece il pensiero risulta assolutamente solido ed affidabile non ci si innamori più, o non ci si senta attratti da qualcosa, senz’altro però non se ne ha la necessità, non v’è quella necessità di scaricare sull’altro la responsabilità dei propri pensieri e della propria verità. Certo, è importante avere qualcuno che confermi e sostenga il proprio pensiero quando esso non è in grado di sostenersi da sé. Si cerca qualcuno perché i propri pensieri quando si affacciano mostrano sempre l’aspetto peggiore, mostrano quali sono le cose che non funzionano e quali cose mancano. A quel punto per la persona è come se le cose che ha da dirsi non fossero praticabili, o dure a pensarsi, dunque interrompe il dialogo con sé, rifiutando di accogliere dei pensieri, delle immagini, delle sensazioni, che per qualche motivo risultano sgradevoli, intollerabili, penosi, o duri a pensarsi, si rinuncia a una parte di ciò che costituisce il sé. A quel punto è inevitabile avvertire questa sorta di inadeguatezza dovuta ad una mancanza, come se mancasse qualcosa e in effetti qualcosa che manca c’è.

Quella dell’inconsapevolezza umana è una questione che ha aperto a grandi interrogativi e attorno alla quale sono stati costruiti molti discorsi, taluni dei quali sono giunti ad affermare che tutto ciò di cui gli umani sono consapevoli poggia su un sapere che non è sostenuto da nulla, tutto ciò di cui hanno consapevolezza gli umani è insostenibile ed ecco quindi qual è la vera consapevolezza dell’essere umano, la mancanza di un sapere. Ma la questione che sfugge è che, in mancanza di un tale fondamento, allora anche la stessa affermazione che ne afferma la mancanza risulta infondata. Ecco quindi che anche un’affermazione del genere subisce la stessa sorte di tutte le altre che afferma il discorso religioso, cioè per essere considerata vera deve essere creduta.

E’ sempre un sapere molto vago quello che hanno gli umani, l’unica precisione è affidata esclusivamente alle misurazioni e ai calcoli matematici, ma al di là dei numeri e delle formule, le sequenze che costruiscono sono formate da elementi le cui conoscenze risultano molto sommarie. Talvolta dicono “so di non sapere”, in realtà non sanno nulla di quello che stanno dicendo, altrimenti direbbero “so di parlare” al ché, se una persona chiedesse a qualcuno “e come lo sai?”, risponderebbe “lo so perché parlo”…..invece questa cosa che dicono di sapere, cioè il fatto di non sapere, non hanno la minima idea di come fanno a saperla. Come si fa a sapere di non sapere? Lo si sa perché lo ha detto Socrate..? Oppure siccome so di parlare perché parlo, allora so di sapere per lo stesso motivo, cioè perché parlo….? E allora se so di non sapere, cosa significa se non che, “non so il perché di ciò che so”….? Che significa “sapere di sapere”? Per dirlo occorre sapere che significa sapere….e che significa “sapere”? Sono pochissime le persone che si fanno questa domanda. Sapere qualcosa significa poterlo utilizzare, sapere un significato significa poter utilizzare una parola, tant’è che dicendo ciò, ho fatto esattamente ciò che ho detto perché ho utilizzato qualcosa per dirne il significato e allora quando dico che “so di non sapere” questo ciò che “so” a cosa è riferito….? Al nulla. Se questo “non sapere” significa non poter utilizzare qualcosa, dicendo che “so di non sapere” dico che “sto utilizzando qualcosa che non posso utilizzare” e infatti non sto forse utilizzando esattamente la parola “sapere”…..? E allora ecco, dicendo così, sto utilizzando qualcosa ed è proprio il modo in cui la utilizzo ad affermare che non la posso utilizzare, dunque non è possibile utilizzare il “sapere” dicendo di sapere di non sapere, facendo ciò si utilizza soltanto la parola, senza sapere ciò che si fa.

Tutto ciò che costituisce un sapere funge da verità e ciò che funge da verità funge da fondamento per la costruzione di un discorso, di un pensiero. Se però il mio sapere non è fondato, o non è fondabile perché fondato su un elemento che non può provare la sua fondatezza, allora questo sapere sarà altrettanto vago ed incerto come ciò su cui l’ho fondato, ma a quel punto non potrei saperlo credendo invece che esso sia fondato, affermando così semplicemente di non sapere cosa sto facendo, che è esattamente ciò che afferma, non dicendolo però, ma rendendolo implicito nel suo discorso, il pensiero religioso.
Il pensiero religioso è l’affermazione della mancanza di una responsabilità che deriva dalla mancanza di un sapere, la mancanza di sapere quello che fa.

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