Capitolo 1 – PENSIERO RELIGIOSO

ANTEPRIMA DEL CAPITOLO

E’ forse possibile credere qualche cosa che si sa essere falso? Certamente no, perché dovrei?

Ed è forse possibile credere qualche cosa che si sa essere vero?? Assolutamente no, perché dovrei?

Il pensiero “religioso” non è qualcosa che si innesca dinanzi ad un sapere, si innesca soltanto quando appunto il sapere invece non si trova, quando cioè le cose non si sanno. Non è che, siccome le cose si credono, allora si sanno, no, anche se effettivamente è così che si comporta il pensiero religioso, è convinto, molto ingenuamente, che la sua fede sia sorretta da un sapere e non si accorge del contrario, non si accorge che ciò che crede di sapere è appunto sorretto sulla fede. E’ soltanto quando le cose non si sanno, che allora c’è bisogno di crederle.

C’è bisogno di credere di parlare? No, quando una persona parla è sicura di ciò che sta facendo, magari non altrettanto di quello che sta dicendo, questo sì, può capitare, non è che non capiti mai.

Non a caso Agostino diceva: “se nessuno mi chiede che cos’è il tempo so che cos’è, se qualcuno me lo chiede non lo so più”, cioè finché può parlarne senza esibire il fondamento di ciò che afferma, si sente sicuro di quello che fa, quando però gli si chiede di che cosa esattamente stia parlando, ecco che si accorge che quello che fa non è così sicuro. E in effetti, non è e non può essere assolutamente sicuro di sé un parlare del genere, un parlare cioè a cui fondamentalmente non interessa nemmeno sapere ciò che sta facendo, cioè di cosa sta parlando perché gli basta semplicemente credere di saperlo, questo gli basta per parlare e allora può supporre tranquillamente di esser arrivato a sapere che cos’è, almeno finché qualcuno non gli chiede conto di mostrare il procedimento attraverso cui è giunto a sapere che cos’è, ecco che il pensiero religioso questo non lo può assolutamente fare perché non lo sa affatto, come dire che, in realtà, questo procedimento non c’è.

Parlare senza sapere che cosa si stia dicendo, non è una cosa insolita e non è una cosa che vieta alla parola di funzionare. Del resto, dicendo di credere non si fa nulla di più che parlare. Ma per sapere cos’è la fede, così come per sapere qualunque altra cosa, occorre domandare, occorre interrogarsi, ma quando si comincia a credere più non si domanda e più non si cerca, si crede e basta. Ma basta..? Basta credere…? Per sapere, a quanto pare no. Per sapere ciò che occorre è domandare e la domanda non proviene dalla fede, al contrario, la fede viene posta dal discorso per sbarazzarsi proprio delle domande. E forse sbaglia. La domanda proviene dal logos, dal linguaggio, esattamente come la fede e come il discorso che tenta, più invano di quanto si nomina dio, di affermarla.

Preso nella sua struttura, il pensiero religioso non è altro che la manifestazione della volontà di potere, la volontà cioè che le cose abbiano il senso che dico io. Affermare “io credo in una cosa” significa soltanto che voglio che quella cosa sia come dico io. Poi, ovvio, questo non significa che sia proprio così. Ad esempio, la fede in dio porta ad affermare “io credo che dio mi aiuterà” poi non è detto che lo faccia, può benissimo non farlo, ma dicendo ciò, dico che io voglio che lui lo faccia e questo ciò che dico, cosa dovrebbe significare se non che, evidentemente, dio non ha una sua volontà così insindacabile….? L’implicazione dell’affermazione “io credo che dio mi aiuterà”, è che dicendo ciò, dio poi faccia quello voglio proprio perché affermo ciò, ma dunque è come affermare che, nel suo fare, dio possa essere condizionato dal fedele al quale, evidentemente, non tutto quel che fa dio va bene e allora ecco che glielo dice, dice “io credo questo”, cioè dice a dio cosa deve fare per farlo felice perché, evidentemente, dio non lo sa.

Il pensiero religioso è qualcosa che avviene con una certa frequenza ben molto al di là della così detta religione ed è un pensiero che, al pari di essa, né più, né meno, inganna e agli umani piace essere ingannati, tant’è che lo fanno continuamente gli uni con gli altri, ma soprattutto lo fanno nei confronti di sé stessi. Non è che il pensiero venga ingannato da un qualcosa di esterno e allora si mette anche lui ad ingannare per vendicarsi, quello di pensare di vendicarsi è già un inganno, qui siamo al di qua delle azioni che il pensiero religioso spinge a fare perché la questione è che se non si ingannasse da sé accogliendo un inganno non lo perpetuerebbe, ma per non accogliere un inganno c’è soltanto un modo, indagare e il pensiero ha tutti gli strumenti per farlo, proprio tutti perché è soltanto su di sé che ha bisogno di indagare, soltanto cioè su ciò che può essere ingannato.

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