Capitolo 7 – PERDONO

ANTEPRIMA DEL CAPITOLO

Moltissime persone, nel corso della loro vita, si sono ritrovate a chiedere almeno una volta a chiedere perdono, ma cosa hanno chiesto esattamente? Il perdono non è altro che l’assolvimento di una colpa, chiedere perdono è soltanto chiedere che la propria colpa venga cancellata, tant’è che, se uno non si sente in colpa per qualcosa, difficilmente ne chiede il perdono.
Eppure, a ben vedere, si tratta di un’enunciazione paradossale perché è il pensiero che la persona ha costruito che afferma che ha tutti i motivi per chiedere perdono, cioè quelli di avere una colpa per cui, per cancellarla, basterebbe che la persona stessa intervenisse sul proprio pensiero, ma è esattamente ciò che, chiedendo il perdono, vuole evitare di fare. Il problema è che così facendo evita di fare i conti con sé stessa, evitando di fare i conti non può essere responsabile, non essendo responsabile si ritrova continuamente a dover chiedere perdono a questo, o a quello. Chiedendo il perdono non si accorge che, anziché porre le condizioni per cancellare la sua colpa, non fa altro che porre quelle per ribadirla, per continuare ad affermarla.

Si può chiedere perdono di un errore logico? Ce ne si può pentire? Ma anche volendo pentirsi di un errore logico, cambia qualcosa il pentirsene, o meno? Cambia chiedere perdono? Non cambia assolutamente niente, se c’è un errore logico sta comunque al pensiero intervenire, sia che si penta chiedendo perdono, o meno.

Invece, per il pensiero religioso, il pentimento è fondamentale perché è il riconoscimento di una “verità” e cambia moltissimo se tu ti penti, oppure no perché se non ti penti non riconosci ciò che io ho posto come valore superiore, non riconosci quello che io dico essere il bene supremo e quel valore viene messo in crisi, comincia cioè a mostrare la sua insostenibilità, comincia a mostrare di essere arbitrario, cioè fondato sulla mia volontà di potere e, quelli che fin ora me l’hanno riconosciuto, potrebbero avere qualcosa da ridire e man mano io perderei tutto il mio potere, ma se invece tu ti penti e riconosci il peccato, la colpa, allora riconosci anche la mia verità, cioè riconosci che il mio potere è il bene e allora, a quel punto, posso farlo intervenire attraverso il perdono, dimostrando così a tutti quanti che il mio potere è “davvero” il bene. Il pentimento è necessario al mantenimento del potere e il motivo per cui il perdono attrae moltissimo e per cui c’è un costante richiamo ad esso, è che c’è un forte esercizio di potere nel perdono perché colui che giudica e decide se accordare o meno il perdono, si trova a ricoprire una posizione importante, una posizione di estremo potere a cui difficilmente rinuncia, il potere appunto di stabilire il “bene”. In ogni caso, sia che il perdono venga concesso o meno, è una scelta a fin di bene quella che fa il pensiero religioso, fa sempre tutto a fin di bene, di ciò che vuole stabilire essere il bene, ovviamente.

LEGGI L’ANTEPRIMA DEL CAPITOLO 8 – Promessa