Scienza….?

Scienza….?

Quando si parla di “scienza” la si può definire in molti modi, tendenzialmente però la definizione segue due orientamenti: il “verificazionismo” e il “falsificazionismo”.

Il verificazionismo si basa su una forma logica nota come modus ponens, che dice “se a allora b, ma a dunque b” e consiste nella possibilità di trovare dei criteri di verifica di alcune affermazioni, alcune conclusioni, alcuni esperimenti. L’obiezione rivolta al verificazionismo è che qualunque criterio di verifica non è mai sufficiente, in quanto anche il criterio di verifica richiede di essere verificato attraverso un criterio il quale, a sua volta, dev’essere verificato e che, dunque, richiede un altro criterio di verifica, comportando così una infinitizzazione del criterio senza quindi poter giungere ad una verifica conclusiva. Uno dei maggiori critici del verificazionismo è K. Popper che lo considera un sistema induttivo, che non offre alcuna garanzia di verità e per via del quale darà via al falsificazionismo, costruendo quella che è attualmente, almeno nel luogo comune, la definizione più accreditata di “scientifico”.

Il suo concetto è che qualunque affermazione, per essere scientifica, deve essere falsificabile, cioè deve essere possibile costruire un esperimento tale che la neghi, che la confuti. Dire, ad esempio, “dio esiste” non è un’affermazione scientifica perché non è possibile costruire un esperimento che neghi una cosa del genere. La forma logica che utilizza per la falsicabilità è il modus tollens, perché l’altro pone, questo invece toglie. Il modus tollendo tollens, dice “se p allora q, ma non q, dunque non p”, cioè “p” è la condizione sufficiente di “q” ma “q” è la condizione necessaria di “p”. Questo significa in altre parole che se da “p” si verifica “q” allora “p” sarebbe dimostrata. Un esempio del modus tollens è: “se piove prendo l’ombrello, non prendo l’ombrello, quindi non piove”.

Ma perché mai dovremmo accogliere il criterio di scientificità voluto da Popper? Soltanto perché è il più diffuso?

Eppure risulta ovvio a chiunque che posso naturalmente prendere l’ombrello anche se non piove, per esempio per portarlo a riparare. Così come il verificazionismo anche il falsificazionismo non dà nessuna certezza, né può realmente dimostrare che una certa cosa è vera, semplicemente la pone come “vera” fino a prova contraria. Per questo anche il falsificazionismo è soggetto a molte critiche, a molte perplessità. A rendere celebre Popper non è stato tanto il metodo, perché poi di fatto non comporta alcuna certezza, è stato di avere stabilito un criterio che consente di distinguere ciò che è scientifico da ciò che non è.

Eppure, per accogliere questo criterio, occorre tutt’altro che un atteggiamento scientifico, occorre un atto di fede.

Infatti, se non si vuol compiere un atto di fede, allora lo si interroga e interrogandolo succede di accorgersi che, affinché il modus tollens sia praticabile, è necessario che gli elementi che utilizza, cioè “p” e “q”, siano esattamente quello che sono, se ciò non fosse, tutto il falsificazionismo crollerebbe. Ora, affinché questi elementi siano esattamente quello che sono, occorre che siano fondati sul principio di non contraddizione, il quale, come ampiamente mostrato da Severino, non è assolutamente falsificabile, se si tenta di falsificarlo produce proposizioni auto contraddittorie. Dunque, stando alla definizione più accredita di scientifico, dato che il principio di contraddizione non è falsificabile, non lo si può considerare un criterio scientifico.

Ciò che costituisce il fondamento del criterio scientifico del falsificazionismo, si regge su un criterio che non è falsificabile e che pertanto non è scientifico.

Quindi il falsificazionismo, che decreta ciò che è scientifico e ciò che non è scientifico, come può fare questo se si fonda su qualcosa che per la sua stessa definizione di scientifico non è scientifico?

Accogliere il falsificazionismo è una decisione, una questione puramente estetica, perché piace di più, è più congeniale, ma non c’è di fatto un motivo scientifico per cui accoglierlo, non c’è una ragione necessaria.
Accogliere un criterio, o un altro, è sempre un atto di arbitrarietà.
Ciò che invece risulta necessario è utilizzare un criterio, questo non è arbitrario bensì è necessario, dato che occorre un criterio per fare qualunque cosa. E allora ecco, si può, in via del tutto arbitraria, scegliere di accogliere un criterio necessario, cioè scegliere di utilizzare quel criterio che tiene conto delle condizioni di necessità di un qualunque criterio.

Qualunque criterio prevede un percorso, prima di tutto argomentativo, propositivo e, in secondo luogo, costruttivo. Occorre cioè che, partendo da quel criterio, si possano costruire altre cose. Che poi è esattamente ciò che costituisce un percorso, cioè il passaggio da un elemento ad un altro e ciò che costituisce la scienza è propriamente un percorso. Occorre, dunque, che la scienza, per essere veramente tale, utilizzi quel criterio necessario.

Affinché la scienza possa davvero essere quel percorso esatto a cui dice di auspicare, occorre che il criterio che utilizza sia altrettanto esatto e non auto contraddittorio.

Occorre porre un criterio necessario e in questo si discosta da ciò che comunemente si intende con scienza che invece non ha affatto a fondamento qualcosa di necessario, ma assolutamente arbitrario.
Un criterio necessario, pertanto, produce asserti necessari e svolge questi asserti necessari derivando da questi asserti necessari altri asserti necessari. Ecco qualcosa di notevolmente scientifico perché è qualche cosa che non soltanto rende conto delle cose, ma in più è necessario, non può non essere: considerare la scienza quel percorso che muove da qualcosa di necessario e afferma qualcosa di necessario. Questo è un criterio sicuramente molto più potente di quelli che sono stati proposti fino a oggi, i quali non possono in nessun modo porsi come necessari.

Ecco una scienza che risulta necessaria, non più arbitraria, una scienza cioè che si occupa di ciò che non può non essere e che si pone in una posizione totalmente differente da qualunque altra scienza.

Ecco, allora, una definizione di “scienza” che è possibile indicare come necessaria: un percorso che parte dal fondamento necessario affinché vi sia un percorso.

La Scienza della parola considera soltanto che senza il logos, cioè il linguaggio/pensiero, non si potrebbe costruire alcun criterio e, pertanto, pone come criterio l’unico che risulta veramente necessario, cioè le procedure del logos.